Salesiani nel mondo: intervista a don Alejandro, ispettore del Medio Oriente

Gabriele Ferrara: “Buongiorno a tutti, oggi è il 27 febbraio 2020 e siamo in presenza di Don Alejandro a cui lasciamo a lui la presentazione.”

Don Alejandro: “sono don Alejandro, originario del Venezuela, da piccolo sono entrato nella scuola salesiana in cui ho ricevuto tutta la mia formazione e ho anche frequentato l’oratorio del mio paese, una piccola città in cima alle montagne.

Dopo la maturità, ho deciso di entrare nella casa salesiana perché volevo avere l’opportunità di vivere la vita come Don Bosco, ma soprattutto siccome i salesiani hanno fatto tanto per il Venezuela, io volevo ripagare la gioia che mi hanno dato facendo lo stesso per gli altri giovani. Così iniziò la mia avventura con i salesiani.

Quando ho compiuto 18 anni  sono diventato ufficialmente salesiano e da quel momento iniziarono ad arrivarmi delle lettere annuali dal Rettore maggiore che invitavano i salesiani a prendere parte nelle missioni. Anche in questo ragionamento feci lo stesso ragionamento, cioè che se i salesiani sono arrivati un giorno in Venezuela, significa che ci sono stati salesiani generosi partiti dall’Italia, principalmente dal Piemonte, che hanno dovuto lasciare tutto: famiglia, amici, la patria per portare a noi giovani del Venezuela tanta gioia e lo spirito così bello della famiglia salesiana e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

In quel momento allora pensai: “perché non posso fare altrettanto? Quello che ho ricevuto io… vorrei donarlo” per cui non ci pensai due volte a offrirmi al Rettore maggiore.  Mi scelse per andare in Medio Oriente, dove lavoro ancora (ad ora sono 24 anni, dopo che ogni anno insistevo per partecipare ma ricevevo solo risposte negative a causa della mia giovane età e alla poca esperienza sulle spalle).

Gabriele Ferrara: “Qual è la sua missione in Medio Oriente e dove trova la forza nel portarla avanti?”

Don Alejandro: “Io adesso ho la responsabilità di essere l’ispettore dei salesiani del Medio Oriente e di controllare tredici opere tra suole, oratori e centri migranti.

Insieme a noi salesiani sono presenti anche le figlie di Maria Ausiliatrice con cui collaboriamo e con cui proviamo a diffondere parole di consolazione e speranza fra tanti giovani. Per questo visito le diverse opere situate in Egitto, Palestina, Israele, Giordania, Libano, Siria.

Il mio lavoro è quello di andare in tutte le case salesiane per incontrare i giovani che le frequentano e incontrare i laici, i confratelli e le consorelle che lì lavorano: è molto impegnativo e difficile da portare avanti.

La forza con cui vado avanti la trovo in tre fonti: la principale è il sentirmi amato da Dio e il sentire che ho ricevuto tanto da lui e che mi ha dato la possibilità di fare del bene per tante persone. La seconda fonte sono i rapporti belli che si sono formati con i confratelli e con le consorelle, siamo delle persone normali con tanti difetti, ma con almeno una cosa in comune: il voler fare qualcosa di bello e grande, non per noi, ma per il Signore che ci ha inviato.  L’ultima, ma non per importanza, fonte di forza sono i rapporti con i giovani perché sono spettacolari: da loro noi adulti possiamo imparare molto e possiamo trarre insegnamento per crescere. Io sono cresciuto molto grazie a loro e sempre loro sono coloro che mi motivano ad andare avanti nonostante le difficoltà.

Gabriele Ferrara: “Che sensazioni si provano a vivere in zone in cui i conflitti sociali e bellici sono all’ordine del giorno?”

Don Alejandro: “Vivere in situazioni conflittuali come quelle del Medio Oriente genera emozioni contrastanti perché ovviamente è qualcosa di terribile di cui si spera soltanto che finisca il più presto a causa della tanta sofferenza.

Tanti giovani hanno voglia di fare qualcosa di bello nella vita ma per problemi esterni vedono tante opportunità andare in fumo.

È interessante come la sofferenza e il vivere in queste situazioni, pur essendo una minoranza religiosa, ti obbliga ad approfondire chi sei e a non provare sensi di superiorità o di inferiorità. Si comprende semplicemente la mia diversità e che ho qualcosa di bello da condividere, che in questo caso è la mia fede.

Quando ero in Siria, avevo un pensiero, forse anche un po’ strano perché pregavo il Signore e gli dicevo: “Signore ferma questa guerra il prima possibile, ma mentre continua ti ringrazio per avermi inviato qua.”

Quella della guerra è stata un’esperienza che mi ha portato a crescere molto come persona e come salesiano.”

Gabriele Ferrara: “Secondo lei cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione in Medio Oriente partendo dai conflitti israelo-palestinesi fino ad arrivare ai conflitti in Siria e non solo?”

Don Alejandro: “È una risposta molto complessa e difficile da dare, la soluzione sicuramente è condizionata dalle decisioni politiche che vengono attuate, però nulla è perso, si può fare tanto, noi salesiani educhiamo tanto a crescere umanamente, alla dignità dell’essere umani.

Noi abbiamo molti oratori e scuole in cui ci sono molti fedeli musulmani, questa è una cosa bella, perché non c’è bisogno di infuocare tutto per una differenza religiosa. Cristo stesso invita ad aiutare gli altri e ci fa capire che ci vuole felici. Dio, nostro padre, vuole che tutti i suoi figli non mettano in considerazione le differenze religiose, delle credenze, della razza per creare un clima di rispetto, dialogo, accoglienza.”

Gabriele Ferrara: “Oltre alla situazione in Medio Oriente lei avendo origini venezuelane saprebbe dirci come si sta evolvendo la situazione politica e se ci sono enti salesiani che si occupano dei giovani e delle persone che vivono in queste situazioni difficili?”

Don Alejandro: “In Venezuela la situazione politica è molto complessa, se non si vive sulla propria pelle non si può comprendere a pieno. Oggi come oggi lo stipendio medio di un lavoratore è di tre dollari mensili, a volte il governo fornisce un aiuto donando 4 o 5 dollari. Questa situazione porta a una grandissima fame, a una forte povertà e a una disperata emigrazione in cerca di speranza. I salesiani sono presenti in Venezuela e con tutto il sacrificio si sforzano ad aiutare le persone dando quello che riescono come istruzione, un pasto caldo, un tetto sulla testa, hanno una grande voglia di stare con i giovani e di aiutarli nelle loro sofferenze e di cercare di costruire un paese migliore.”

Gabriele Ferrara: “In conclusione le volevo chiedere quale fosse il sogno di Don Alejandro.”

Don Alejandro:  io ringrazio a Dio per tutto quello che mi ha dato, ora ho quaranta anni e posso dire che ho avuto una vita felice. I cinque anni di guerra in Siria sono stati molto duri soprattutto aiutare i diversi giovani che durante i conflitti persero amici, familiari, compagni di scuola.

Il mio sogno è quello di essere uno strumento del signore per aiutare a Dio per portare tanta gioia ai giovani che mi fa incontrare in qualsiasi parte del mondo. Soprattutto nel Medio Oriente.

 

Da questa intervista traspare la forza di un uomo che non ha mai ceduto davanti ai più grandi orrori che l’uomo abbia mai potuto produrre, ma è sempre stato fedele alla sua missione di aiutare e di rendere felici persone che si trovano in situazioni difficili. Don Alejandro ci insegna che si può fare del bene per il prossimo senza avere pregiudizi.

Intervista e articolo di Gabriele Ferrara.

Buongiorno a tutti, sono Gabriele Ferrara frequento il liceo linguistico Maria Ausiliatrice. Le mie più grandi  passioni sono viaggiare, fotografare e conoscere mondi nuovi. Faccio parte della redazione di “vita da maux” per migliorare nel campo della fotografia e nel giornalismo.

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