Live at Napoli

Un giorno a Pompei

Dal 6 al 10 maggio, noi studenti della 2A e 4A del liceo scienze umane abbiamo visitato la bellissima città di Napoli e i suoi luoghi più antichi.

Iniziamo il nostro viaggio passeggiando sui vicoli dell’antica Pompei. Questa città deve la sua notorietà all’eruzione del Vesuvio, avvenuta nel 79 d.C, che la seppellì sotto un’immensa coltre di cenere. Tuttavia, si possono ancora osservare numerose e antiche rovine romane entrate a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco.

Sotto la guida di Monica, ci siamo messi in cammino per scoprire le bellezze di questa città.

Abbiamo visitato diverse rovine, ma ciò che ci ha colpiti maggiormente è stato il bellissimo anfiteatro. Ci siamo trovati di fronte a una delle più antiche rovine di Pompei. Anche in presenza di pioggia e vento, in qualsiasi periodo dell’anno si poteva assistere agli spettacoli, grazie alla possibilità di coprire l’anfiteatro utilizzando i larghi fori ancora visibili nella parte superiore. Un altro importante aspetto da ricordare è che l’anfiteatro è suddiviso in due parti, una riservata alle donne e l’altra agli uomini.

Inoltre, un altro curioso particolare di Pompei che ha attirato la nostra attenzione si trova in una delle antiche ville romane della città. Si tratta del mosaico Cave Canem: traduce il monito “attenti al cane”.  Esso gode di una fama mondiale.

Per gli appassionati di musica, un piccolo aneddoto che lega Pompei ai giorni nostri: qui i Pink Floyd fecero uno dei loro concerti, “Live at Pompei”, lasciando un’impronta indelebile nella storia della musica.

Ci spostiamo ora in una nota città vicino Napoli, Casal di Principe,  per raccontare un’esperienza molto forte che abbiamo vissuto.

“Camorra” è solo un nome

Dopo anni di terrore, Casal di Principe ha deciso di dire “basta” alla camorra, promuovendo attività come quella che abbiamo fatto noi del Maria Ausiliatrice.

Il nostro percorso alla scoperta della malavita organizzata inizia dalla consapevolezza che il male non vince se esiste il bene e che figure come Don Peppe Diana abbiano colpito il cuore della camorra.

Al mattino ci siamo recati in un bene confiscato alla camorra che ora è un centro accoglienza per ragazzi con disturbi di vario genere che circa 40 anni fa venivano abbandonati nei manicomi, e un centro web-radio/TV aperto a tutti i giovani.

Dopo aver visitato la struttura, assieme a una delle collaboratrici della casa abbiamo scoperto l’impatto che la camorra aveva sulla popolazione e come, in dieci anni, associazioni come la loro abbiano realizzato un grande sogno: ridare a Casale la libertà che aveva perso.

Lo slogan di quest’associazione è “Liberi di essere liberi” ed è stato scelto appositamente per ricordare che la camorra non dava loro la possibilità di vivere, poiché erano schiavi della paura, prigionieri di un’idea sbagliata. La struttura al suo esterno, non presenta recinzioni, per far capire ai visitatori e agli stessi cittadini, che non c’è più bisogno di nascondersi.

Purtroppo però non è sempre facile arrivare al lieto fine e quasi sempre la realtà si rivela nel suo aspetto più duro. Come ci spiegava la ragazza, “La camorra non uccide più, ma colpisce comunque chi gli va contro attraverso la corruzione”. Ed è proprio quello che è successo a loro. Quando si dirige un’attività, c’è bisogno di denaro per garantire una vita adeguata alle persone a cui si dà ospitalità. Questo aiuto finanziario, purtroppo, arrivava raramente o comunque ne arrivava meno del dovuto. Ma non si diedero per vinti e aprirono un ristorante chiamato “Nuova Cucina Organizzata” (NCO) in contro la “Nuova Camorra Organizzata” che tanto faceva paura. Un ristorante dove i ragazzi accolti nell’altra casa possano lavorare e riuscire così a pagare le spese.

Dopo aver pranzato in questo ristorante, ci siamo recati a Castel Volturno in un altro bene confiscato, che ora prende il nome di “Casa di Alice”, un centro di accoglienza per donne immigrate. Queste ragazze lavorano come sarte nella sartoria dell’associazione dove i capi di abbigliamento sono fatti con materiali africani.

In questa casa dei sogni vengono realizzati tutti i desideri di donne e bambini, del paesino o di altre parti del mondo.

Dopo aver conosciuto quelle due realtà, siamo ritornati a Napoli un po’ più consapevoli riguardo al tema della camorra.

Riabilitiamo la periferia napoletana

Il terzo giorno, ci siamo allontanati dal centro di Napoli per conoscere una realtà diversa. È risaputo che Napoli sia una città molto caotica nel centro; per le periferie, però, non si può dire lo stesso. Spesso, al di fuori del centro, la popolazione diminuisce anche perché si pensa che la malavita colpisca di più in queste zone.

Tante persone stanno lavorando per riabilitare le periferie napoletane: ne sono esempio i maestri di strada.

Nel percorso alla scoperta di queste zone, ci ha accompagnato Claudio, un maestro di strada che, dopo essersi presentato, ci ha fatto fare un simpatico gioco basato sulla conoscenza dell’altro.

Finito il gioco, ci siamo avviati verso un’importante struttura, in passato fabbrica, mentre ora sede di un’importante università. Qui ci siamo fermati a riflettere sull’influenza degli adulti sui ragazzi e sul percorso di crescita di un individuo, attraverso una storia che ci ha raccontato Claudio.

Poi ci siamo spostati in un’altra struttura, facendo una passeggiata per la periferia e scoprendo numerosi dipinti sui muri creati da ragazzi che vogliono abbellire la zona in cui sono nati.

Nella struttura, abbiamo avuto la possibilità di incontrare altri due ragazzi che ogni giorno aiutano bambini e adolescenti nel cammino della vita. Qui abbiamo fatto un laboratorio di teatro assieme a loro, dove ci siamo cimentati nella rappresentazione di giornate tipiche di insegnanti e studenti.

Infine abbiamo pranzato nella struttura con un pasto preparato dalle mamme della periferia, che ci hanno fatto concludere la bellissima esperienza con piatti gustosi.

Dopo pranzo, siamo ritornati a Napoli, stanchi ma contenti dell’esperienza passata.

Giorgia Clara e Elisa Sterpone

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